Natura//Storia

La ricchezza naturalistica – La riserva naturale guidata Monte Salviano e l’intera area interessata dal progetto sono caratterizzate da un patrimonio ambientale di rilevanza primaria, definito uno “scrigno di biodiversità”. Fra le ricchezze floreali dell’area si possono citare in primis salvia officinalis, “salvione giallo”, iris marsica, fiordaliso di montagna, ginepro, rosa canina, dittamo o frassinella e molte varietà di orchidee spontanee. Altre varietà presenti sono: santoreggia, timo serpillo, elicriso, lavanda, marrubio, stregonia, ginestre, lino blu, sassifraghe, cardo mariano, melissa, pisello selvatico, ononide spinosa, iperico.
Una menzione particolare merita il dittamo, l’arbusto perenne (noto anche come frassinella) dalle preziose proprietà officinali. La rara pianta viene infatti citata dall’illustre umanista Pietro Marso (1441-1511) in riferimento al proprio luogo di origine: “Un piccolo villaggio che i locali chiamano Cese è il mio suolo natio; dista quattromila passi da Alba, alle radici del monte in cui nasce il dittamo. Dico ciò per non apparire ingrato verso la mia patria, poiché nulla mi è più caro, neppure le cose antiche” (Commento alle Punica di Silio Italico).

Le grotte – Il versante palentino della catena Penna-Salviano-Cimarani è caratterizzato dalla presenza di numerose piccole grotte di diversa conformazione. In passato, alcune di queste venivano utilizzate come riparo dai pastori che portavano le greggi al pascolo sulle spianate di monte Cimarani. Durante la seconda guerra mondiale, inoltre, le stesse grotte sono state utilizzate come rifugio e nascondiglio da parte di partigiani, abitanti locali ricercati dai militari tedeschi e prigionieri alleati fuggiti da carceri o campi di concentramento abruzzesi.

La “via del latte” – Già prima della seconda guerra mondiale, nel borgo di Cese era nata la figura delle “lattarole”, allevatrici, massaie e contadine locali che raccoglievano il latte dai vari produttori del paese per poi distribuirlo e rivenderlo nella città di Avezzano. Sorreggendo enormi panieri pieni di fiaschi, e portando a mano due contenitori metallici, le donne valicavano ogni giorno a piedi il monte Salviano per raggiungere i vari quartieri di Avezzano, dove ciascuna lattaia aveva la propria “zona di vendita” presso abitazioni private ed esercizi. La “via del latte”, così chiamata proprio per lo storico legame con l’attività di trasporto del latte dall’abitato di Cese al valico del Monte Salviano, è stata utilizzata per tali finalità fino alla diffusione di mezzi furgonati e camion ed allo sviluppo dei trasporti pubblici locali.

L’antico centro fortificato su Monte San Felice – Sulla sommità del monte San Felice sono stati rinvenuti i segni evidenti della presenza remota di un centro fortificato, comprendente tre differenti cinte murarie. In particolare, proprio nel mezzo della recinzione interna (collocata sulla sommità del monte) sono manifesti i resti in opera incerta medievale della chiesa di Sancti Iohannes de Alitio (San Giovanni di Alizio), citata nel XII secolo come edificio sacro appartenente all’abitato di Pietraquaria e poi passata, nel XIV secolo, nelle proprietà del feudo di Scurcola. A contatto con uno dei muri della chiesa è evidente una cisterna circolare ricavata nella roccia; le caratteristiche della cisterna ed il suo posizionamento tradiscono una sua origine più antica: siamo, forse, di fronte ad una riutilizzazione medievale di una cisterna italica. Inoltre nell’estate del 1989 sull’altura avvenne l’importante rinvenimento di un informe contenitore in lamina di piombo, contenente quindici missili di fionda in piombo a forma di ghianda, forse da mettere in relazione con i conflitti del Bellum Marsicum del 90-89 a.C., una sorta di “guerra sociale” tra gli insorti marsi ed i Romani.

La battaglia dei piani palentini – Un altro riferimento rilevante è quello alla Battaglia di Tagliacozzo o dei Piani Palentini (1268). Alcune ricostruzione storiche riferiscono infatti che su questi rilievi le vedette di Carlo d’Angiò attesero e controllarono i movimenti dell’esercito di Corradino di Svevia nei giorni della celebre battaglia, i cui esiti si sarebbero rivelati nefasti per tutti gli abitati marsicani vittime della “vendetta” angioina.


Per conoscere meglio i sentieri, le grotte e le storie ad essi legate potete scaricare l’Opuscolo sul percorso


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Bibliografia:

  • Giuseppe Grossi, “Insediamenti fortificati italici e medievali nel territorio di Scurcola”.
  • Osvaldo Cipollone, “Orme di un borgo”
  • Roberto Cipollone, “Pietro Marso Cesensis”
  • Sergio Rozzi, “Dalla Riserva Monte Salviano ai Progetti di biodiversità del Perù”